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“Ippasia” trae il nome dal greco Hippasia intesa come arte del cavalcare. Arte era infatti per i Greci cavalcare e guidare qualsiasi tipo di carro trainato dai cavalli. Hippasus o Hippasos è del resto il nome del capostipite della stirpe Hippasia dei centauri, citata da Omero nell’Iliade. L“Hippasia” fu uno dei primi sport incluso nelle gare Panatenaiche di Atene, poi nelle gare (Ant)-Hippasiae in onore di Zeus Olympios e quindi nei giochi Olimpici. Le diverse discipline prevedevano una gara di velocità a cavallo nudo (keles), una gara con un carro a due cavalli, una gara con carro a quattro cavalli, una gara del tiro del giavellotto da cavallo, e la ben nota gara degli apobates, (sul fregio del Partenone) in onore di Athena, in cui “coloro che erano esperti a guidare i carri”, con i cavalli al galoppo, salivano al volo sul carro e ne saltavano giù in corsa." (IG II2 2311). Immagini di Hippasia sono spesso raffigurate sulle anfore Panatenaiche date in premio ai vincitori e sulle steli commemorative delle vittorie affisse nell’agorà di Atene, in ossequio ad un’arte millenaria che non ha mai perso il suo fascino ed è ancora oggi considerata tra le discipline olimpiche più importanti.



Ippasia

Azienda Agricola Arianna de Strobel